Homepage
    
Chi siamo
Gruppo dirigente
Attività promosse
Articoli
News
Galleria foto
Forum
L'esperto risponde
Contatti

L'ESPERTO RISPONDE

Benvenuta/o nella sezione "L'esperto risponde", dove potrai proporre una domanda all'attenzione dei nostri esperti.

Fai una domanda


Qui sotto è possibile consultare le domande già poste da altri utenti con le relative risposte dei nostri esperti:


Domanda: Le inoltro una foto della mia piantina (un regalo ricevuto) e spero che ne conosca il vero nome. Al vivaio mi hanno detto che si chiama Sun Palace.

Postata da: Graziella Parisi
zoom
Risposta di: Dott. Ugo Laneri

Gentile Signora, purtroppo i nostri venditori di piante sono spesso improvvisati e comunque senza preparazione adeguata. Troppe volte o non sanno i nomi o li storpiano, ma per curare le piante bisogna sapere come si chiamano. Spesso anzi danno consigli sbagliati, per cui le piante poi possono morire. La sua pianta è una Mandevilla sanderi (o un suo ibrido). E' originaria del Brasile, (presumo però che la sua sia un ibrido creato da floricultori), ma è abbastanza adatta alle nostre condizioni climatiche, pur non sopportando il gelo invernale. In genere gli ibridi sono più resistenti delle specie genitrici, tranne quelli troppo "spinti" come molte rose moderne. Per fiorire vuole sole, ma se fosse in una terrazza, è meglio non esporla al pieno sud: in estate potrebbe soffrire di attacchi di acari o altri parassiti. Bisogna anche controllare spesso che non sia attaccata da cocciniglie. E’ opportuno tagliare quel supporto messo per il trasporto e la vendita e farla arrampicare più liberamente su delle canne o altro, essendo una pianta dal fusto cosiddetto “volubile”, cioè che si avvolge, quindi si arrampica; lasciare i fusti troppo affastellati predispone all’attacco di parassiti. Se invece fosse un esemplare a crescita limitata, la si può anche appendere lasciando che i rami si espandano. La famiglia a cui appartiene è quella delle Apocinacee, che comprende anche l'Oleandro, la Pervinca, il Trachelospermum jasminoides (più noto come Rhynchospermum jasminoides) ecc. Piante tutte con un latice più o meno irritante e velenoso (l'Oleandro più di tutti, sembra). Tale pianta per molto tempo e ancora adesso viene venduta come Dipladenia o "Sundaville". Non posso escludere che Sun Palace sia il nome del presente ibrido (quindi bisognerebbe dire Mandevilla 'Sun Palace'), come Baccarat è un ibrido (varietà) di Rosa. Va annaffiata regolarmente, ma non con eccessiva frequenza, evitando sempre i ristagni d'acqua. Se dovesse crescere troppo, bisognerebbe cambiargli il vaso e mettere un terriccio ricco di humus e drenante; questo quando non è in fioritura, ma se escono radici dal fondo del vaso, con molta cautela bisognerebbe comunque rinvasarla. Per una buona fioritura si raccomanda una leggera concimazione con un concime liquido ogni tanto, o -ancora meglio- con un concime granulare a lenta cessione, per piante da fiore, quindi con preponderanza di potassio rispetto all'azoto (se non è chiaro, ne riparliamo). Un fertilizzante naturale ricco di potassio è la cenere, che si può aggiungere in piccole dosi (un cucchiaino), mescolandola alla terra. Una volta passato l’inverno in una verandina, si consiglia una leggera ripulitura di eventuali rami secchi. Se dovesse vedere che la pianta non sta bene, la fotografi, mi descriva bene dove sta, e mi contatti subito. Cordiali saluti



Domanda: Carissimo Ugo, ti chiedo gentilmente se mi indichi il nome della pianta che ho fotografato in ufficio e che allego alla presente. Nell'attesa di un tuo riscontro ti ringrazio anticipatamente e ti saluto cordialmente. Vincenzo

Postata da: vincenzo di renzo
zoom
Risposta di: Dott. Ugo Laneri

La pianta dal fogliame rossastro, con più fusti sottili e foglie asimmetriche è una varietà di Begonia, ma non saprei dire quale. (Dopo aver visto centinaia di immagini di begonie, ho trovato una vaga somiglianza con la B. ‘Amaterasu’; ho anche chiesto ad una vivaista che ne coltiva diverse, ma non lo sapeva). Si tratta di una varietà prodotta da incroci tra specie o ibridi. E’ da considerare che il genere Begonia comprende c. 1800 specie, distribuite tra Sud America, Asia ed Africa, di zone tropicali o subtropicali. Le varietà derivate da incroci o selezioni ammontano a forse 10.000; è frequente quindi il caso che non si riesca a determinare di che varietà si tratti. Si può solo dire che fa parte di un gruppo denominato “Begonie a canna” (in inglese: cane Begonias, una volta dette angel wing Begonias). Tutte le Begonie richiedono un terriccio ricco di humus (molto adatto l’humus di lombrico, ad es. La terra di Gaia), che mantenga a lungo l’umidità, ma poroso, con un pH generalmente acido. Vanno quindi annaffiate regolarmente, tranne che in inverno, quando le annaffiature si riducono al minimo. La temperatura non deve scendere sotto i 10/13 °C. Luminosità buona ma non sole diretto, se non un po’ la mattina. Fertilizzazioni moderate nel periodo vegetativo, con un ternario possibilmente più ricco di potassio. Questo gruppo di ibridi sopporta in genere anche alte temperature e una leggera siccità. APPROFONDIMENTI Famiglia Begoniaceae, in cui il genere Begonia è il principale. Le specie sono tutte erbacee, molte sempreverdi, ma alcune decidue con riposo invernale. A seconda della specie e varietà la taglia e le foglie sono molto variabili; le B. sono apprezzate o per i fiori, o per le foglie, che abbastanza frequentemente sono rosse nella pagina inferiore. Le piante sono monoiche, cioè presentano fiori maschili e femminili sulla stessa pianta, piuttosto diversi per la forma; i primi sono i più appariscenti. Solitamente si distinguono 3 gruppi di Begonie 1) a radici fascicolate, 2) tuberose e 3) rizomatose. Tra le prime troviamo la piccola B. semperflorens, notissima pianta d’appartamento con fiori non grandi ma molto abbondanti, che possono avere diversi colori, dal bianco al rosso, rosa, arancio; in questo gruppo diverse B. a canna come la Tamaya, sud-americana, e la simile B. ‘Corallina de Lucerne’ con foglie presentanti maculature argentee. Tra le tuberose ci sono ibridi con fiori maschili molto colorati e vistosi, di varia forma, spesso spettacolari; ad es. Begonia x tuberhybrida, di cui si vendono i tuberi scuri. Questa è una specie a riposo invernale, quindi i tuberi vanno estratti dal terreno in autunno e messi in luogo fresco e asciutto in mezzo a torba o sabbia, a svernare. Tra le rizomatose ci sono specie compatte come la nota B. rex, proveniente dall’Assam, con foglie “carnose” molto decorative, presentanti una zona scura al centro, circondata da un fascia colorata di rosa o rosso, poi verde chiaro e bordo verde scuro. Un ibrido diffuso è B. ‘Norah Bedson’, premiata nelle grandi manifestazioni floricole; essa presenta macchie bronzee più o meno intense a seconda della luminosità che riceve. Le B. si moltiplicano per talea, sia di fusto e spesso di foglia; i tuberi e i rizomi si possono dividere purché sia presente almeno una gemma nella porzione tagliata. La B. semperflorens si riproduce per seme, che va seminato superficialmente su substrato torboso umido. Le B. correttamente coltivate presentano pochi problemi, ma possono andare incontro a marciumi per eccesso di annaffiamento e ristagno; le foglie sono colpite dall’oidio, da debellare con zolfo solubile o prodotti che lo rilascino. In caso di eccessiva umidità ambientale ci possono essere attacchi di muffa grigia (Botrite); al contrario se l’aria è troppo secca, si possono presentare infestazioni di acari (basta allora aumentare l’umidità, sia con nebulizzazioni, sia mediante un sottovaso con uno strato sempre umido di ghiaia).



Domanda: Vorrei sapere qualcosa di questa pianta

Postata da: Jack43
zoom
Risposta di: Dott. Ugo Laneri

La pianta è una Amarillis in piena fioritura, precisamente Amaryllis belladonna, che fiorisce alla fine dell'estate/inizio autunno prima di emettere le foglie. La pianta va lasciata asciutta in estate, poiché è in dormienza, "ricordando" l'ambiente da cui è originaria (Sud Africa, dove fiorisce nel loro autunno, cioè verso marzo). Da noi verso la fine della primavera perde le foglie. Lo stelo fiorale può raggiungere i 70 cm e le foglie assomigliano ad un'altra Amarillidacea, Agapanthus africanus. Il colore è generalmente rosa, ma si stanno diffondendo degli ibridi con altri colori, dal bianco al rosso. Non è da confondere con Hippeastrum, della stessa famiglia, chiamato ancora spesso Amarylls, ma proveniente dal Sud America. La coltivazione è facile. Ama esposizioni solatie. La pianta è semi-rustica. La riproduzione avviene per separazione dei bulbi neo-formati. La pianta è velenosa a causa della presenza di alcaloidi amari nel suo succo.



Domanda: Carissimo Ugo, AIUTO! questa estate dopo il rientro dalle ferie ho trovato questa pianta, di cui non conosco il nome, malata. Questa pianta in tanti anni mi ha dato tanta soddisfazione per la sua abbondate e splendida fioritura e per la facilita' di fare talee . Ho interessato subito un amico vivaista specializzato in piante grasse che mi ha detto di non preoccuparmi che tutto e' causato dalla umida stagione estiva. Viceversa mi sono preoccupato ed ho tagliato ( seguendo gli insegnamenti di Gianfranco disinfettando il coltello con solfato di rame etc) tutte le parti malate, ed ho cosparso abbondantemente con zolfo tutta la pianta, ma la situazione e' peggiorata come puoi vedere dalla foto, ho provato a spruzzarla con la diodina ma non c'e' stato nulla da fare, tanto che Domenica ho dovuto buttare tutto perche' la pianta era morta. La cosa strana che sul balcone ho tantissime piante grasse ma solo quella specie e quella che si intravede nella foto sono state colpite mentre tutte le altre non hanno segni di malattie. Ho fatto delle talee che non sembrano malate, pensi che vale la pena provare a ripiantarle ? Cosa posso fare in caso si ripresenti questa malattia in futuro? Grazie della tua sempre gentile e competente attenzione , un saluto a presto Francesco

Postata da: francesco Gennari
zoom
Risposta di: Dott. Ugo Laneri

Caro Francesco, si tratta di un Echinocereus scheeri ssp. gentryi (talvolta indicato non come ssp., ma var.) affetto da una grave malattia fungina (Elmintosporiosi) causata da Bipolaris cactivora, più nota come Helminthosporium cactivorum o Drechslera cactivora (come dice l’attributo specifico: divoratore di cactus). Essa è diffusa nei terreni e si manifesta in certe situazioni (pianta recettiva + agente patogeno + condizioni favorevoli al patogeno). Le Cactacee sono recettive a vari patogeni, tra cui uno dei più temibili, ma anche frequente, è appunto B. c. Quest’anno le condizioni sono state particolarmente sfavorevoli per molti cactus e favorevoli al patogeno, vuoi per le piogge estive, vuoi per la perdurante alta umidità, temperature “medio-alte” e scarsa ventilazione (afa); il patogeno vegeta tra 16 e 30°C, maggiormente con alte temperature e U.R. L’attacco spesso avviene al colletto delle piante, quando ci sono ristagni; ma quando si verificano le situazioni suddette, sia per traumi o quando la pianta fiorisce, vuoi per la persistenza del fiore appassito dopo la fioritura, vuoi per il distacco di tale resto, ma anche perché si può creare un velo di condensa sulla pianta, si creano le condizioni ideali per l’attacco di tale fungo, che è un parassita, cioè utilizza sostanza organica viva per propagarsi. Col tempo il fungo penetra in profondità portando alla necrosi i tessuti (che diventano neri) e quindi interi cormi o tutta la pianta. Quando l’attacco non è troppo avanzato si può tentare la chirurgia drastica, tagliando ben oltre la zona annerita, e -se non c’è abbastanza sole- disinfettando le superfici di taglio con alcol o zolfo (si potrebbe provare con la cenere, che in molti casi dà ottimi risultati, ma andrebbe verificato che non sia troppo caustica) e trattamenti antifungini come indicato oltre; zolfo, solfato di rame e poltiglia bordolese fanno poco e niente e così la dodina. Per questo patogeno “tosto” si usa in maniera preventiva o al primo comparire dei sintomi dati da macchie clorotiche, il propiconazolo, che è un sistemico (es. Opinion Ecna) o procloraz (es. Sportak), spesso entrambi in associazione (es. Novel duo); o iprodione (Rovral plus); tutti fungicidi ad ampio spettro d’azione. Trattamenti da eseguire con le dovute accortezze per la nostra salute. Aliette (Fosetil alluminio) è consigliato per aiutare le difese della pianta. Bisogna soprattutto rimuovere le cause predisponenti. Quando le condizioni climatiche sono quelle sopra descritte, si sconsiglia di effettuare tagli, quindi niente talee (da fare quando c’è un bel sole, facendo cicatrizzare naturalmente la superficie di taglio). La disinfezione con solfato di rame concentrato, se poi non si lava il coltello, potrebbe anche produrre delle necrosi nelle Cactacee; meglio la disinfezione alla fiamma o con varechina e successivo lavaggio; ma se è un coltello pulito e si fanno talee solo da una pianta, non c’è bisogno di una sterilizzazione preventiva. Separatamente mi hai poi indicato le condizioni di coltura: terriccio drenato a base di lapillo, buon sole, annaffiature diradate (fin qui tutto OK), e concime liquido per piante verdi dato una volta al mese. Quest’ultimo particolare potrebbe essere importante, rivelando un’inadeguatezza: solitamente i concimi per piante verdi sono a maggior tenore di azoto rispetto a fosforo e potassio (tipo 10-5-5), mentre le succulente vogliono un concime con basso tenore di azoto (tipo 5-10-10). Con un’alta concentrazione di azoto e basso potassio, la pianta prospera, ma diventa delicata e molto suscettibile ai patogeni: quindi bisogna dare un concime adeguato. APPROFONDIMENTI. Echinocereus scheeri ssp. gentryi è originario di zone desertiche messicane (Sonora, Chihuahua) ed appartiene alla famiglia Cactaceae, comprendente 2000-3000 specie di piante succulente, riunite in 100-150 generi, attivamente coltivate da tanti appassionati. Le C. sono distribuite quasi esclusivamente nel continente americano ed in particolare nelle zone calde ed aride (piante xerofile). Famose sono le immagini dei grandi Saguari (Carnegiea gigantea) nelle zone desertiche degli USA, un po’ meno delle Opunzie in Messico e dei Trichocereus nel Nord Argentina. Le C. hanno dimensioni e forme piuttosto diversificate; parecchie sono colonnari/cilindriche, molte globose. Tutte presentano una serie di caratteri dovuti all’adattamento evolutivo ad ambienti inospitali. Tipicamente molte sono spinose e non hanno foglie; spesso presentano fusti costoluti, con lati che si possono più o meno distendere in funzione dell’immagazzinamento di acqua. Quando recentemente ho parlato di Echeveria, una Crassulacea, mi sono dilungato sul particolare ciclo fotosintetico delle succulente, per cui la CO2 viene assorbita di notte, e di giorno, con la luce solare, avviene la demolizione delle molecole a 4 atomi di carbonio sintetizzate di notte, ed infine la sintesi del glucosio. I fiori di molte cactacee sono spettacolari; quelli a fioritura diurna sono di colore acceso: rosso di tutte le tonalità, rosa, arancione, giallo; quelli a fioritura notturna invece sono spesso bianchi. L’impollinazione è zoofila. Molto coltivate sono le specie del genere Mammillaria, ma anche Opuntia, Cereus, Echinocereus, Echinocactus (famoso è il “Cuscino della suocera” E. grusonii), Ferocactus, Rebutia, Astrophytum, Myrtillocactus ecc. LA COLTIVAZIONE si effettua rispettando le condizioni ambientali originarie: per molte specie è adeguata un’ esposizione al sole pieno o leggermente schermato, terriccio grossolano molto drenante (es. lapillo), annaffiature diradate ma abbondanti, fertilizzazioni leggere con le proporzioni tra i 3 principali macronutrienti come indicato sopra; in inverno solitamente al riparo, senza acqua o quasi; poche specie sono rustiche. Alcune Cactacee si sono ulteriormente evolute a vivere come epifite e quindi in ambienti forestali, più umidi ed ombrosi (es. Epiphyllum, Hylocereus, Rhipsalis, Schlumbergera), quindi hanno esigenze diverse. La propagazione delle C. avviene per semina o per taleaggio, ma in alcune specie recalcitranti si pratica l’innesto. Le C. sono soggette all’attacco di diversi artropodi (cocciniglie, acari), oltre che delle “crittogame”. VARI USI. Sembra che tutti i frutti delle Cactacee siano eduli (es. Fico d’India, Pitaya= Hylocereus ) e così i cladodi (le “pale”) di tutte le specie di Opuntia (Fico d’India); sicuramente la capacità di accumulo d’acqua è stata sfruttata in passato dalle popolazioni amerinde. Da alcune Cactacee, fornite di uno “stroma” consistente (es. Trichocereus pasacana) si sono ricavate tavole simili al legno. Dalla cocciniglia Dactylopius coccus, parassita di Opuntia, si ricava il carminio (mentre nelle zone mediterranee da un’altra cocciniglia, Kermes ilicis, parassita di Quercia spinosa -Quercus coccifera- si ricava un colorante simile; da cui il liquore Alkermes). Infine, alcune parti di Cactacee contengono alcaloidi allucinogeni, o vengono usate in erboristeria. CONSERVAZIONE. Quasi tutte le C. che crescono in Natura sono inserite nell’appendice II della Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora (CITES), che comprende le specie suscettibili di scomparsa a meno di regolamentazione del commercio; alcune addirittura nell’appendice I, più restrittiva, che vieta il commercio e la detenzione, perché specie già a rischio di estinzione. Esistono nel mondo grandi collezioni di Cactacee, o in serra o all’aperto, o in entrambe le situazioni, secondo le specie. In Italia spicca l’Orto Botanico di Catania con c. 2000 specie. Estese collezione di succulente in serra si trovano nell’Orto Botanico di Berlino e ai Kew Gardens vicino a Londra. Grandi produttori di ingenti quantità di specie commerciali sono ad es. i vivai Albani & Ruggieri a Civitavecchia. I semi spesso provengono da ditte tedesche; in Germania infatti ci sono molti appassionati di C. Si ringraziano gli esperti consultati, che preferiscono non essere nominati.



Domanda: Carissimo Ugo, vicino la mia abitazione ho notato l'albero allegato di cui vorrei conoscere il nome botanico. Grazie come sempre per la pazienza. Vincenzo

Postata da: Di Renzo Vincenzo
zoom
Risposta di: Dott. Ugo Laneri

L’albero è una Phytolacca dioica, della famiglia Phytolaccaceae, originario del Sud America (gli Argentini lo chiamano “Ombù”). Il nome del genere deriva dal greco phyton (= pianta) e dall’arabo “lakk” (=lacca), per l’aspetto dei frutti ed il succo contenuto (nella specie più comune, P. americana); l’attributo specifico “dioica” indica che gli individui sono o maschili (producono solo polline), o femminili (quindi possono produrre frutti). In italiano è detta anche “Cremesina arborea” , per distinguerla dall’altra specie qui naturalizzata, P. americana (sin. P. decandra), detta Cremesina o Uva turca, una specie erbacea che raggiunge i 2 metri ed in autunno mostra racemi di bacche scure e lucenti. P. dioica è una sempreverde che raggiunge i 20 m, ha un’ampia chioma ed è caratterizzata da grosse radici nodose a livello del colletto; le foglie sono ovali-lanceolate, alterne, piuttosto coriacee e con i due lembi spesso leggermente ripiegati verso l’interno. E’ naturalizzata nelle regioni meridionali; fiorisce in primavera-estate, ma i fiori sono biancastri, poco vistosi. Preferisce posizioni solatie e terreni sciolti; una volta ben radicata resiste alla siccità. E’ considerata rustica o semi-rustica, essendo danneggiata dalle forti gelate, ma restando comunque viva. Non viene attaccata da parassiti. APPROFONDIMENTI. La fam. Phytolaccaceae comprende circa un centinaio di specie, ma le recenti indagini di analisi del DNA (condotte da APG, Angiosperm Phylogeny Group) hanno spostato alcuni membri in altre famiglie. Le specie sono distribuite nelle zone calde e temperato-calde di entrambi gli emisferi. Il genere Phytolacca comprende c. 35 specie, che possono essere erbacee, arbustive o arboree, tra America del Sud e Nord, Asia orientale e Nuova Zelanda; solitamente hanno odore poco gradevole per la presenza di sostanze velenose. Una specie è indicata come commestibile, P. esculenta ma, come per P. americana, bisogna raccogliere i germogli e le foglie giovani e bollirli (ma è meglio astenersi). Le radici sono considerate medicinali, ma con grande cautela. Insomma tutta la pianta è più o meno velenosa e questo è il motivo per cui non viene attaccata da parassiti. Un tempo dalle bacche, molto velenose, di P. americana (originaria del Nord America) si ricavava un succo rosso scuro, utilizzato come inchiostro o colorante naturale. P. americana risulta infestante e sembra che al Sud lo possa diventare anche P. dioica (laddove siano presenti esemplari di entrambi i sessi); nel dubbio sarebbe meglio usare individui maschili, ricavati da talea.








<< precedenti


10 di 52 argomenti in archivio


successivi >>