01
Apr

Ficus magnolioides

Domanda: sono stato di recente a Reggio Calabria e sul lungomare, che D’Annunzio ha definito il più bel chilometro d’Italia, ho fotografato questo splendido albero, che non era il solo; poichè non ne conosco il nome vi chiedo se cortesemente potete colmare questa mia lacuna. Ringrazio per il tempo che vorrete dedicarmi ed invio i miei più cordiali saluti.

Postata da: Giovanni Barrilà
Risposta di: Dott. Ugo Laneri

La pianta ritratta nella foto è un esemplare annoso di Ficus macrophylla Desf. ex Pers. (più noto come Ficus magnolioides Borzì; quest’ultimo epiteto significa “simile alla Magnolia”, nelle foglie); macrophylla significa “dalle foglie grandi”. Il genere Ficus, della fam. Moraceae (a cui appartiene anche il Gelso -Morus alba e M. nigra-, il Moro (o Arancia) degli Osagi -Maclura pomifera- ecc.) comprende circa 800 (!) specie tropicali o subtropicali, in maggioranza sempreverdi, diffuse soprattutto in Asia. Il fiore delle specie di questo genere consiste di un’infiorescenza caratteristica detta siconio, da cui si sviluppa, ingrandendosi, ma non modificando la forma, l’infruttescenza (chiamata anch’essa siconio) volgarmente detta “fico”. Essa per svilupparsi e produrre semi ha bisogno di uno specifico impollinatore (un minuscolo imenottero). Tutte le specie contengono del lattice bianco più o meno irritante, talvolta usato sconsideratamente per abbronzarsi: provoca fotosensibilizzazione e quindi è pericoloso. Molto diffuso e noto per i suoi dolci frutti è il Fico (Ficus carica) che ha bisogno, per produrre i semi (tecnicamente: acheni, che noi sentiamo in bocca come granuli), del “caprifico” (un fico che non produce frutti commestibili, ma con polline, trasportato da una piccola vespa; esistono però anche varietà partenocarpiche, che producono frutti senza l’impollinazione, ma semi sterili). Tra le specie esotiche ad uso industriale vi è il Ficus elastica, da cui si ricava il caucciù (prodotto maggiormente da Hevea brasiliensis, un’Euforbiacea); Ficus elastica in Europa è ampiamente coltivato in vaso, dove ha una crescita ridotta, generalmente come pianta da interno. Altre specie ornamentali sono: F. benjamina (detto spesso all’inglese: Benjamin), F. pumila (F. repens), F. lyrata, F. retusa (usato spesso per i bonsai) ecc. F. pumila, detto anche Fico rampicante per le radici avventizie che lo fanno aderire alle superfici, presenta uno spiccato dimorfismo (differenza nell’aspetto) tra la fase giovanile e la fase adulta: la prima, tipica delle piante in vaso, è nanizzata e presenta foglie tenere e lunghe al massimo un paio di cm, mentre la forma adulta (cresciuta a terra) sembra un’altra pianta: ha foglie cuoiose lunghe anche 8 cm. Alcune specie hanno assunto significato religioso, e sono state considerate tradizionalmente sacre (ad es. Ficus religiosa, albero sacro per i Buddisti; Ficus sycomorus, il Sicomoro, ma il nome comune è riferito anche ad altre specie). Nelle zone tropicali umide, diverse specie arboree di Ficus producono radici aeree che arrivando al suolo possono formare poi delle “costolature” del tronco o delle “colonne”. Nelle zone più miti del Sud Italia si possono trovare specie esotiche di Ficus coltivate a terra, che assumono dimensioni considerevoli come a Reggio Calabria o in Sardegna o a Palermo e che hanno un tronco costoluto alla base, per sostenere l’imponente chioma. Parecchie specie, come ad esempio il Ficus benghalensis (il “Banyan indiano”) crescono talvolta sopra altre piante e col tempo possono anche soffocarle, per cui vengono dette “fichi strangolatori”. Per approfondimenti su vari aspetti riguardanti il caprifico ed il genere Ficus, vedi http://www.summagallicana.it/lessico/c/caprifico.htm 

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