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Apr

Intervista al naturalista prof. Franco Tassi, in tempo di crisi

(Tradotta e adattata da: Science and Conservation in the 2020 Chrysis)

Prof. Tassi, lei che già mezzo secolo fa si batteva per salvare alberi e foreste, fauna e biodiversità, quando l’ecologia era quasi sconosciuta in Italia, cosa pensa di ciò che oggi accade nel mondo?

E’ evidente che siamo di fronte alla sovrastante risposta del Pianeta all’incoscienza dei suoi abitanti, c’erano stati segnali premonitori, ma non sono stati recepiti. Qualcuno aveva cercato di spiegarlo, ma non era stato ascoltato …

Vuol dire che questa è oggi la “vendetta” della Natura?

Ciascuno interpreterà questo fenomeno secondo le proprie credenze, con i mezzi culturali e lo spirito illuminato di cui dispone. Gli antichi avrebbero detto che è stata scatenata la collera di Giove, provocando i suoi fulmini. Molte religioni vi avrebbero visto il meritato castigo inflitto dalla Divinità per punire i gravissimi peccati commessi dall’Umanità. Ma al di là di ogni possibile interpretazione, il fatto certo è che la Terra si riappropria dei propri spazi, e sta restituendo un ambiente abitabile a ogni essere vivente. Non ci siamo accorti di quanto l’inquinamento è calato, la cementificazione si è arrestata, i mari sono quasi indisturbati, gli animali tornano a vivere liberi e tranquilli? L’episodio più sorprendente si è verificato allo Zoo di Hong-Kong, ora chiuso al pubblico, dove tra una coppia di Panda giganti, Ying Ying e Lee Lee, che da dieci anni conviveva nella reciproca indifferenza, è di colpo sbocciato il grande amore. Che dire di più? Per la prima volta da tempo immemorabile, le polveri della polluzione non stanno assassinando la Natura, nè devastando i nostri polmoni.

Come spiegare questa imprevista, profonda trasformazione?

Penso che ormai non si possa negare che il Pianeta sia una realtà vivente, complessa e unitaria, non frutto del caso, ma espressione di qualcosa di superiore, che l’uomo stenta ad afferrare. In fondo, l’ardita ipotesi Gaia lanciata nel 1979 dallo scienziato James Lovelock, che si richiama alla Dea Greca della Terra, si sta rivelando sempre più fondata, e quanto mai preziosa per farci capire cosa sta avvenendo, e come l’uomo debba inchinarsi alle leggi della Natura, finché è ancora in tempo. Gaia sta oggi reagendo alle innumerevoli offese ricevute, con la resistenza, la resilienza e il ripristino del proprio equilibrio, come darle torto?

Pensa che l’Umanità avrà imparato la lezione, e saprà modificare i propri comportamenti?

Non mancano qua e là segnali di ravvedimento, ma temo non siano sufficienti. La credenza dominante resta ancora quella dell’uomo dominatore della Natura, che senza sapere perché, corre spensieratamente verso l’auto-distruzione. Le parole d’ordine sono sempre “crescita illimitata” e “sviluppo infinito”: obiettivi non solo impossibili, ma semplicemente ridicoli. E chi ha detto che la specie umana sia l’unica destinata a moltiplicarsi follemente in modo esponenziale, a scapito di ogni altra forma di vita e dello stesso Pianeta che la ospita?

Nessuno puo’ dire cosa avverrà dopo la crisi, ma si può almeno sperare in qualche miglioramento?

Certo questa sarebbe la grande speranza, ma a quanto pare la politica sembra convinta di poter riprendere indisturbata la corsa interritta. L’ultimo colpo basso viene dal Governo, che ha riaperto la possibilità indiscriminata di tagliare boschi. D’altro canto, malgrado i divieti stringenti, l’abbattimento degli alberi, in città e fuori, non era mai stato interrotto … Frutto anche di una profonda ignoranza sulla Natura, il vero e proprio “Analfabetismo Ecologico”, che oggi pervade ogni decisione politica.

Ma secondo gli operatori boschivi è necessario seguire le regole della normale selvicoltura …

In realtà si fa confusione, riducendo il valore della foresta a “wood factory”, come fosse una semplice “fabbrica di legname”. In questo modo, si perde completamente l’immenso significato dell’Ecosistema Forestale, che offre benefici assai maggiori sul piano ecologico, idrogeologico, naturalistico, paesaggistico, culturale, climatico e sanitario. E proprio nel momento in cui la crisi planetaria imporrebbe la salvaguardia delle selve naturali e seminaturali, e l’espansione di foreste mature e ricche di biodiversità, riprende la corsa sfrenata al bosco stecchino, con i pretesti più disparati: mobilio, pellet, centrali a biomasse e perfino strategia antincendio, sicurezza e cure, senza le quali i poveri boschi morirebbero. Dietro ai quali preme la consorteria dei “tagliaboschi”, con enormi interessi inconfessabili, blaterando sulla necessità di tagliare. Si badi bene, nessuno ha mai detto che non si possa sfruttare parte dei boschi: ma dove, quanto e quando? Esistono esempi concreti, come quello del Parco d’Abruzzo nel periodo d’oro, che dimostrano in modo incontestabile che una efficace Zonazione consentirebbe di conciliare l’uso ragionevole delle risorse naturali con la loro conservazione; e che una foresta protetta si rivela non solo più generosa, ma anche assai più redditizia. Tuttavia non c’è peggior ascoltatore di chi non vuole udire, come la politica e tecnocrazia  che ben conosciamo, che desiderano aprire la strada a scuri, motoseghe e ruspe, per il loro profitto immediato, ignoranti delle future conseguenze, e incuranti del “Bene Comune”.

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