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Gen

Poltiglia bordolese

Domanda: buona sera Ho un terreno sito in Viterbo con piante da frutto e fiori. In questo periodo provvedo ad irrorare le piante con la poltiglia bordolese con un serbatoio e pompa che ho sul mio trattore. spesso accade che non termino il prodotto che ho preparato e lo riutilizzo dopo 15/20 giorni. In questi giorni mi e’ venuto a trovare un amico che mi ha detto che il prodotto avanzato lo dovevo buttare perche’ la poltiglia bordolese rimane attiva solo poche ore dopo averla preparata. Mi potete aiutare e dirmi se quanto mi hanno detto e’ vero ? Grazie Francesco

Postata da: francesco Gennari
Risposta di: Dott. Ugo Laneri

La poltiglia (miscela) bordolese, detta talvolta impropriamente verderame (con cui spesso si indica il solfato di rame, noto anche come “vetriolo azzurro”) è una miscela di solfato di rame e calce idrata, ad azione contro molte “crittogame”, quali funghi patogeni, ma anche batteri, responsabili di molte fitopatie: Peronospora della vite, Ticchiolatura e cancri rameali dei fruttiferi (Rosacee ecc.), Occhio di pavone dell’olivo, Cercospora, Alternaria, Septoria, Antracnosi e anche Batteriosi delle orticole e floricole ecc. Quindi possiamo definirla un fungicida e batteriostatico inorganico a largo spettro che lascia relativamente pochi residui (rameici) e che non provoca fenomeni di resistenza; forse ancora uno dei più usati. Per la sua bassissima tossicità per l’uomo ed altri animali la bordolese viene ancora accettata in molte coltivazioni biologiche, limitandone però il dosaggio a non più di 6 kg/Ha di rame. Essa ha il nome dalla città di Bordeaux dove fu sperimentata la prima volta nel XIX secolo. La calce viene usata per neutralizzare l’azione troppo acida del solfato, che potrebbe danneggiare le foglie in particolare di alcune colture. Oltre che come fungicida, essa ha un certo effetto deterrente (e forse leggermente efficace) anche verso molti parassiti: ci può essere un’azione meccanica di barriera, di disturbo, e forse la presenza di ioni rameici potrebbe inibire i microrganismi simbionti dell’apparato digestivo di diversi parassiti. Altra azione della calce è quella di rendere più persistente l’azione fungicida. Le proporzioni della calce possono infatti variare un po’: le poltiglie acide (con meno calce) hanno azione pronta, ma poco duratura, al contrario di quelle più ricche di calce. Ecco perché si trovano varie ricette per la preparazione della poltiglia bordolese. Da diversi anni ormai essa si trova già pronta per l’impiego, quindi facile da usare mettendola in soluzione e nebulizzandola. Talvolta viene aggiunto un colorante azzurro, che rende più intenso il colore; il contenuto di rame varia generalmente tra il 13 e il 20%; ricordando quanto sopra, dove il rame è in concentrazione minore, dovrebbe esserci più calce e quindi un effetto meno pronto e un po’ più duraturo; viceversa quando il rame ha concentrazione maggiore. Effettivamente però l’efficacia del trattamento si esaurisce più o meno rapidamente, a causa della reazione tra il solfato e la calce idrata, che tende a precipitare come gesso insolubile. La calce ha anche azione adesivante, che può essere rinforzata da altre sostanze. La concentrazione della poltiglia in acqua è generalmente di 1-1,2%, con concentrazioni di rame (Cu) al 13% c., per trattamenti primaverili-estivi; di 2-3 % per trattamenti autunno-invernali a pomacee e drupacee. Non si devono effettuare interventi durante la fioritura e bisogna rammentare che dopo la ripresa vegetativa il rame può risultare fitotossico (danneggia le foglie) per il pesco, il susino e alcune varietà di melo e pero. In tal caso si usano spesso fungicidi “acuprici”, organici di sintesi, come Zineb, Mancozeb, Folpet, che però possono lasciare residui indesiderati; bisogna quindi essere molto cauti nel loro uso e rispettare abbondantemente i tempi di carenza. Altri rameici interessanti sono gli idrossidi di rame e gli ossicloruri (tatraramici o di rame e calcio). Si consiglia di usare la soluzione di “bordolese” entro un giorno dalla preparazione, a causa delle alterazioni chimiche che poi subentrano, diminuendone l’efficacia. 

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