01
Apr

Spatifillo

Domanda: Carissimo Ugo, provo a riformulare la mia richiesta che probabilmente non sei riuscito a vedere. Vorrei capire come evitare che il fogliame dello “Spatifillium” che ho in ufficio abbia le punte secche oppure alcune macchie al centro delle foglie stesse. Qual’è l’esposizione e la terra ideale di coltura? Ringrazio anticipatamente. Vincenzo

Postata da: DI RENZO VINCENZO
Risposta di: Dott. Ugo Laneri

DIAGNOSI. Lo Spatifillo della foto mostra numerose punte delle foglie secche e alcune zone giallastre; le foglie inoltre mostrano poco turgore, per cui sono ricadenti. Ciò dipende principalmente dal regime delle annaffiature: o troppo scarso (più probabilmente) o addirittura eccessivo con conseguenti marciumi radicali. Inoltre probabilmente l’umidità ambientale è bassa e forse ci sono state esposizioni a luce eccessiva (scottature); sembra di vedere anche del giallume da carenze nutrizionali. CURA/NOTE COLTURALI. Potrebbe essere opportuno rinvasare la pianta se il terriccio è vecchio e/o inadatto e controllare l’apparato radicale per vedere se ci sono marciumi. Bisogna rispettare le esigenze della pianta, che possono essere soddisfatte sia a casa che in ufficio: 1) annaffiature regolari e abbondanti, in modo che il substrato sia sempre umido (usare acqua riposata per non dare shock termici alle radici); 2) luce abbondante ma mai sole diretto (sopporta anche l’ombra piena, ma allora bisogna annaffiare meno e di solito non fiorisce); 3) temperatura tra 10 e 30°C, meglio intorno ai 25° (mai scendere sotto i 10° neanche di notte); 4) substrato drenato, fondamentalmente organico, ricco di torba o terriccio di foglie, sopra uno strato drenante sul fondo del vaso; 5) concimazioni leggere, ogni 3-4 settimane, quando la pianta è in vegetazione, con fertilizzante ternario più o meno bilanciato per N-P-K o più ricco di potassio per stimolare la fioritura; 6) rispettare la regola più caldo=più luce e viceversa (quando c’è meno luce deve esserci più fresco: attenzione ai termosifoni o, vieppiù, ai termoventilatori e condizionatori); 7) tenere alta l’umidità circostante alla pianta, quindi usare un grande sottovaso con strato di ghiaia o argilla espansa sempre bagnata. MALATTIE/PARASSITI. Lo S. è una pianta poco soggetta alle malattie ed ai parassiti, quando le condizioni colturali sono corrette. Tuttavia si potrebbero verificare dei marciumi con luce molto scarsa, temperature troppo basse e simultaneamente ristagni d’acqua. Tra i parassiti si potrebbero avere attacchi di cocciniglie. La strategia di lotta è sempre la stessa: cambiare, cioè migliorare, le condizioni colturali; usare prodotti a base di zolfo o di rame per i marciumi, usare la solita miscela alcol-saponata (vedi altre risposte) per le cocciniglie, dopo aver eliminato quelle in vista con un pennellino intinto nell’alcol denaturato. MOLTIPLICAZIONE. Si può seminare a 23-27° C appena i semi sono maturi o in primavera, su sfagno o torba. Si divide il cespo/rizoma dopo la fioritura, o in inverno. APPROFONDIMENTI. Si tratta di Spathiphyllum wallisii, specie sempreverde subtropicale, originaria di zone umide sud-americane. Il genere comprende 40-60 specie provenienti anche dall’Asia; S. wallisii è quella più diffusa nelle nostre case. Viene coltivata come facile pianta da interno per il fogliame e soprattutto per le spate bianche o crema, con lungo picciolo, che evidenziano uno spadice giallo granuloso (botanicamente si tratta di un’infiorescenza compatta). La fioritura generalmente inizia a maggio e può proseguire a lungo. Esistono varietà mini, ed altre piuttosto grandi, con spata allungata o arrotondata, come ad es. la varietà ‘Mauna Loa’ che raggiunge i 60 cm. Fa parte della famiglia Araceae (con più di 100 generi e circa 3000 specie), a cui appartengono molte piante d’appartamento da fogliame come i vari Philodendron; Monstera deliciosa (nota come Philodendron pertusum); Epipremnum (noto come Pothos o Scindapsus), ad es. E. aureum, E. pictum; Dieffenbachia; Aglaonema; la curiosa e da qualche anno diffusa Zamioculcas zamiifolia, proveniente dalla Tanzania: essa, a differenza delle altre specie è succulenta e xerofitica, quindi necessita di infrequenti annaffiature (ma in funzione della luce e temperatura). Notevoli le specie da fiore come Anthurium (A. andreanum, A. scherzerianum, ibridi). Alcune sono da giardino umido o bordo stagno come le Calle (Zantedeschia aethiopica), o acquatiche come Acorus calamus e la piccola natante Pistia stratiotes. Ricordiamo anche le delicate Calle colorate (Zantedeschia elliottiana e ibridi) e le “Orecchie d’elefante” con foglie da primato (Alocasia macrorrhiza e Colocasia esculenta, che fornisce una radice tuberosa commestibile). Delicati nei nostri climi sono anche i Caladium, dalle screziate belle foglie colorate e lo straordinario e gigantesco Amorphophallus titanum (scoperto da Beccari e richiamante folle di curiosi al momento della fioritura, è coltivato nelle serre di alcuni Orti Botanici, come quello di Firenze o il Kew Garden; l’altezza dello spadice può arrivare a 2,7 metri). Spontanei in Italia troviamo il comunissimo Gigaro (o Pan di serpe) Arum italicum (studiato per i fenomeni connessi alla sua impollinazione) e il meno diffuso A. maculatum; il genere Arum ha dato il nome a tutta la famiglia. Le foglie ed anche i frutti delle varie specie possono presentare una certa tossicità (decisamente velenose sono le bacche del Gigaro) o per lo meno sostanze irritanti (come i cristalli di ossalato di calcio). Notevole è la tossicità del fusto della Dieffenbachia (ma non solo), che veniva usato talvolta dagli schiavisti durante crudeli punizioni (bastonature o fustigazioni) date agli schiavi: costretti a morderlo, subentrava edema e paralisi delle corde vocali, oltre ad una certa intossicazione, per cui gli schiavi non potevano urlare. 

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