01
Apr

Echeveria

Domanda: Carissimo Ugo, mi piacerebbe conoscere il nome scientifico della pianta allegata che si è moltiplicata senza alcuna difficoltà ed in grande abbondanza nelle fioriere del mio balcone casalingo. Colgo anche l’occasione per un cordiale saluto. Vincenzo

Postata da: Di Renzo Vincenzo
Risposta di: Dott. Ugo Laneri

Si tratta di una Echeveria, (forse E. pumila o un ibrido), molto simile ad Aeonium. Entrambe appartengono alla famiglia Crassulaceae, ma Echeveria è originaria delle regioni calde dell’America e deve il nome al pittore botanico messicano Echeverria; Aeonium invece è originario dell’Africa ed isole limitrofe e deve il nome ad una parola greca che significa “senza età” che rimanda al’immortalità (come del resto il genere Sempervivum, altra Crassulacea). Echeveria ha specie molto diversificate, con rosette che possono essere glabre, tomentose, rossicce, verde intenso o glauco, ecc., intorno ad una decina di cm, e conta circa 150 specie, mentre Aeonium comprende c. 35 specie, alcune con rosette ampie anche 50 cm. I due generi sono vicini anche per il fatto che entrambi hanno fiori con un numero di stami doppio rispetto al numero dei petali, ma Echeveria ha 5 petali e 10 stami, mentre Aeonium un numero di petali oscillante tra 6 e 12 (e 12-24 stami); notevole è A. arboreum ‘Schwarzkopf”, dal colore quasi nero. Entrambi i generi consistono di specie erbacee succulente, con foglie spesso disposte a rosetta secondo la serie dei numeri di Fibonacci. Alla fioritura si formano steli che portano infiorescenze. In Echeveria ci sono piccoli fiori, spesso rossi con bordi gialli ed i petali sono saldati per buona parte, formando una stretta campanula a sezione pentagonale; la fioritura dura generalmente dalla primavera a tutta l’estate. Notevoli sono alcune varietà di E. affinis, con foglie che sembrano verniciate di rosso. In Aeonium le infiorescenze sono racemi con molti fiori a petali liberi, che compaiono in primavera o estate, secondo le specie. Sono facili da coltivare ed hanno esigenze simili: entrambe richiedono sole (ma d’estate si sconsiglia l’esposizione a Sud, oppure ci vuole una certa ventilazione), terreno sciolto ben drenato, senza particolari esigenze riguardo al pH. Come altre piante succulente richiedono annaffiature moderate nel periodo vegetativo, mentre in inverno non si annaffia, per consentire la sopravvivenza al freddo (ma in caso di gelate è opportuno ripararle) e scongiurare i marciumi; così è meglio evitare di bagnare le foglie, quindi si consiglia l’immersione del vaso in poca acqua, lasciando poi sgrondare bene ed attendendo che il terreno si asciughi prima di bagnare nuovamente. Le radici sono poco sviluppate, per cui è meglio la coltivazione in ciotola, con una preferenza per la terracotta. Molto parche, richiedono concimi ben diluiti, dati circa una volta al mese. Si propagano facilmente per talee fogliari o polloni basali. Potrebbero essere attaccate da afidi e cocciniglie, da combattere come già detto in numerose occasioni. APPROFONDIMENTI. La fam. Crassulaceae consiste di 33 generi e c. 1400 specie, diffuse nell’emisfero boreale e Sud Africa, in particolare dove piove poco e ci sono forti escursioni termiche diurne. Sono presenti anche molti ibridi, per cui talvolta è difficile l’identificazione. In Italia è diffuso il genere Sempervivum, di cui alcune specie crescono sui muri, sui tetti, sulle rocce. Generi frequenti in coltivazione sono: Crassula, Sedum e Kalanchoë. Quest’ultimo è diffuso soprattutto in Madagascar, ove molte specie, sia vegetali che animali, sono peculiari. Quasi tutte le piante succulente (dette impropriamente “grasse”) hanno un ciclo fotosintetico modificato detto CAM (Crassulacean Acid Metabolism), descritto per la prima volta proprio nelle Crassulaceae. Esso è tipico di piante che vivono in zone solatie calde e asciutte e che si sono evolute per sopravvivere in quelle difficili condizioni. Le piante CAM aprono gli stomi di notte (quando è più fresco ed umido) ed assorbono allora la CO2, che va a formare delle molecole a 4 atomi di carbonio, l’acido malico; questo acido è sciolto nei liquidi acquosi dei vacuoli cellulari, che costituiscono una serie di microscopiche cisterne, il cui insieme dà origine alla “succulenza”. Il giorno dopo, con la luce solare, l’acido malico viene scisso e si formano molecole a 3 atomi di carbonio (C3), che portano, (come nelle altre piante) alla sintesi del glucosio (che ha 6 atomi di carbonio). Le piante CAM quindi si possono tenere vantaggiosamente sui davanzali interni ma ben esposti delle camere da letto, anche di notte, a differenza delle piante C3 (la maggioranza delle specie), che di notte emettono CO2 . Non bisogna però annaffiarle troppo, altrimenti si comportano da C3 (oltre a rischiare i marciumi). Il metabolismo CAM è energeticamente dispendioso, per cui tali piante crescono in genere piuttosto lentamente. Tra le curiosità si può osservare che la diffusa ed infestante Erba porcellana o Porcellana comune (Portulaca oleracea) è una Portulacacea (affine alle Crassulaceae) CAM, a foglie commestibili contenenti grassi omega-3; la mattina presto presenta foglie acidule per la presenza di acido malico, non ancora scisso, poi l’acidità diminuisce. 

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