01
Apr

Clorofito

Domanda: Carissimo Ugo, provo a riformulare la domanda postata ieri sperando che sia possibile vedere anche la foto. La pianta viene volgarmente chiamata “nastrini” e si trova in ufficio sul davanzale di una finestra. Vorremmo vederla crescere un pò più ordinata e per questo chiediamo di quali cure abbia bisogno. Vorremmo anche conoscere il nome botanico. Grazie Vincenzo Di Renzo

Postata da: Di Rienzo Vincenzo
Risposta di: Dott.Ugo Laneri

La pianta illustrata è Chlorophytum comosum, il “clorofito”, detto anche “nastrini” o “falangio”, “spider plant” dagli anglosassoni. L’etimologia è scontata: Chlorophytum significa “pianta verde”, mentre “comosum” richiama la disposizione delle foglie a mo’ di chioma o più verosimilmente il fatto che si formino delle nuove “chiome” sugli steli fiorali (vedi oltre). Un tempo classificata tra le Liliaceae, oggi, secondo la revisione sistematica basata sull’analisi del DNA da parte dell’ “Angiosperm Phylogeny Group” o APG, è posta nella nuova famiglia Asparagaceae (e talvolta Agavaceae), ma per semplicità ci si può ancora riferire alla classificazione tradizionale. Alle Liliaceae in senso ampio appartengono moltissimi generi ornamentali come Lilium (i Gigli), Tulipa (i Tulipani), Hyacinthus (i Giacinti), Fritillaria, Gloriosa, Erythronium, Colchicum, Allium (tra cui l’Aglio e la Cipolla) e numerosi altri da climi freschi, temperati e caldi. Chlorophytum comosum ha come sinonimi Chlorophytum capense, C. elatum ed altri. Lo svedese Thunberg nel 1794, quando la descrisse per la prima volta, la denominò Anthericum comosum; successivamente gli furono dati diversi nomi generici come Phalangium, Caesia, Hartwegia, Hollia, finché nel 1862 Jacques la collocò giustamente nel genere Chlorophytum; quindi per i botanici è Chlorophytum comosum (Thunb.) Jacques. C.c. è una pianta erbacea perenne, Monocotiledone, originaria dell’Africa meridionale ove si trova in diverse varietà. Poco diffusa è la forma con foglie completamente verdi, mentre frequenti sono le varietà a foglie variegate: la varietà C. c. ‘Vittatum’ ha foglie di un verde medio, una striscia bianca centrale, e steli fiorali bianchi, mentre la varietà C. c. ‘Variegatum’ ha foglie di verde più scuro, marginate di bianco e steli fiorali verdi. Il colore bianco è dovuto alla presenza di tessuto privo di cloroplasti (a causa di una precedente mutazione); la presenza sulla stessa pianta di cellule con corredo genetico diverso fa sì che tali piante siano definite “chimeriche”: le chimere quindi esistono e sono apprezzate per il loro valore ornamentale. La pianta può raggiungere circa 60 cm di diametro ed altezza. Emette per buona parte dell’anno infiorescenze portate su lunghi steli ricadenti, con radi piccoli fiori bianchi leggermente profumati. Le foglie sono nastriformi, larghe più o meno 2 cm e possono raggiungere i 50 cm di lunghezza. Gli steli fiorali, quando le notti sono abbastanza lunghe, formano all’apice, delle nuove chiome fogliari, che se toccano il terreno emettono radici (talvolta questi steli sono detti impropriamente “stoloni”). Le radici col tempo diventano carnose, accumulando riserve nutritive ed acqua. La presentazione ideale della pianta è in vaso appeso. La coltivazione di Chlorophytum è molto facile. Necessita di buona luce (mezzombra, ma tollera anche l’ombra), resiste fino a qualche grado sopra lo zero; non ha particolari esigenze di terreno, ma preferisce uno ben drenato; si può coltivare in casa o ufficio curando che ci sia buona luce ed umidità, oppure su un balcone riparato. Dalla primavera alla tarda estate si annaffia regolarmente aggiungendo nell’acqua un po’ di fertilizzante liquido. In virtù delle radici carnose sopporta periodi di siccità. Gli steli con i ciuffi di foglie radicano spontaneamente o in acqua, oppure si può moltiplicare la pianta per propaggine o dividendo il cespo, che tende a riempire rapidamente il vaso dove è coltivato, anzi col tempo può romperlo a causa delle eccessive e turgide radici. Se la radicazione è avvenuta in acqua, facilmente, con gli opportuni accorgimenti, si può passare alla coltura idroponica. Le piante, soprattutto se coltivate in vasi di plastica con luce scarsa, terreno compatto ed eccessive annaffiature, possono essere colpite da marciumi radicali. In caso di caldo asciutto ci possono essere attacchi di acari; in caso di stress: cocciniglie ed afidi, da combattere migliorando le condizioni colturali e coi soliti prodotti (spesso basta una miscela preparata con detersivo liquido e alcol denaturato, 1 cucchiaio di entrambi per litro d’acqua). Gli apici delle foglie imbruniscono, seccandosi, in caso di siccità, umidità scarsa e troppi sali nell’acqua. Le foglie si rovinano al sole diretto estivo. Tale specie, come altre, è in grado di assorbire alcuni inquinanti aeriformi presenti spesso negli uffici e nelle cucine, come la formaldeide.

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